Risvo open data rischio infettivo

Risvo open data rischio infettivo. L’informatica oggi può aiutare il lavoro degli operatori sanitari negli ospedali?

La risposta è senza dubbio sì. In particolare parliamo di dati aperti nel rischio infettivo.

Risvo è un progetto di studio pilota che vuole valutare i vantaggi dell’utilizzo degli open data(georeferenziati) nella gestione del rischio infettivo.

Risvo è costituito da:

  • 5 infermieri del corso di studio di un Master dell’Università di Parma
  • 1 un sociologo e professore
  • 1 sviluppatore web

Nel master gli operatori sanitari studiano per diventare delle figure altamente specializzate nella prevenzione, controllo  e sorveglianza in ambito ospedaliero sul territorio. Ovviamente il covid e la pandemia ha dato il via a questo tipo di iniziativa.

Il progetto Risvo-open-data-rischio-infettivo, vuole in un certo senso avvicinare gli operatori del settore ospedaliero all’utilizzo degli strumenti informatici “semplici” per creare e condividere Open Data (dati aperti). Allo stesso tempo lo studio vuole dimostrare i risvolti positivi che si avrebbero su tutta la società con il riuso di questo tipo di dati.

Si è notato innanzitutto i seguenti aspetti:

  • i dati aperti in sanità sono scarsi e nessuno in ambito rischio infettivo (escludendo il covid)
  • scarso utilizzo di dati aperti in ambito scientifico nonostante ci sia una grande mole di dati in formato di opinioni o raccomandazioni
  • lo stesso OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dato linee guida che indicano il vantaggio nell’utilizzo dei dati aperti per la gestione del rischio infettivo

Si riscontra però che gli open data, specialmente nel settore sanitario sono quasi assenti nella cultura degli operatori.

Inoltre quei pochi dati disponibili nell’ambito sanitario non sono “machine readable”. Ossia non sono in formato standard e applicabili per il riutilizzo informatico (come .csv, formato più diffuso per gli open data).

Le informazioni che si raccolgono con il progetto RISVO sono quindi dati sulle infezioni. Si distinguono poi infezioni da batteri standard o multiresistenti. Questi ultimi sono batteri che resistono agli antibiotici. La figura del operatore ISRI (Infermiere Specialista nel Rischio Infettivo) è un profilo professionale sanitario che si occupa di monitorare e tracciare le persone infette da batteri multiresistenti e di attuare una serie di procedure legate al management del rischio infettivo.

Negli ultimi anni sono aumentati i casi di infezioni da batteri multiresistenti ed è aumentato la gestione del rischio infettivo in ospedale.

Risvo-open-data-rischio-infettivo vede la collaborazione di onData, un’associazione che promuove l’apertura dei dati pubblici per renderli accessibili a tutti. In particolare onData è promotore dell’iniziativa datibenecomune.it . Quest’ultima consiste in una raccolta firme che ha lo scopo di chiedere al Governo ed al Parlamento dati aperti e machine readeble sui principali temi di interesse collettivo. Vedi dati sul PNRR e sulla pandemia.

Negli ospedali tutti gli operatori raccolgono i dati tuttavia esiste il problema della mancanza di uno standard di formato. In aggiunta c’è una “resistenza culturale” sulla condivisione del dato. Probabilmente c’è qualche timore di intaccare la privacy. Si tratta però di falso timore poichè quasi la totalità di questi dati non riguardano informazioni sensibili.

Aggiungiamo invece la più facile tendenza di condividere i propri dati personali sui social e sul web in contrapposizione alle informazioni sanitarie utili se riusate al meglio per la collettività.

La finalità di Risvo-open-data-rischio-infettivo è quella di dimostrare i vantaggi per la sanità pubblica grazie alla raccolta organizzata e con il riuso in modalità open-data delle informazioni.

Quali sono i vantaggi?

  • analisi in tempo reale e miglioramento dei processi decisionali
  • rilevamento malattie e minacce per la salute pubblica
  • riduzione dei costi sulla spesa sanitaria nazionale
  • miglioramento delle cure e dell’assistenza al malato
  • intercettamento di frodi
  • acquisizione rapida di enorme mole di dati in modo trasparente

Aggiungiamo che applicare questo standard di condivisione in formato open-data delle informazioni a livello di ricercatori, consente di ridurre i costi, i tempi e le performance dei centri di ricerca nazionali ed internazionali.

Attualmente l’attività operativa del progetto Risvo-open-data-rischio-infettivo consiste nel creare un portale web che raccolga in open-data i dati di tre regioni: Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Lo scopo è mappare il territorio in base al rischio infettivo dei diversi fenomeni.

Attualmente ci sono dei dati in formato standard (CSV) per l’Emilia Romanga. Questi però non sono organizzati per strutture ospedaliere. Per il Veneto ci sono dei dataset riferiti solo al Covid. Il Fiuli Venezia Giulia ha  un centro per la gestione del rischio sanitario. Tuttavia ha dati ed indicatori non in formato “machine readable” perchè presentati in PDF.

Il riutilizzo di open-data nel settore sanitario vede scenari futuri virtuosi con molte applicazioni. Alcuni esempi sono:

  • valutare le strutture ospedaliere più efficienti e stimolarne la competizione
  • attivare un sistema premiante per regioni ed aziende efficienti
  • mappare i dati per il monitoraggio di malattie o epidemie nei territori con sistema di prevenzione
  • estendere la raccolta dati ad altre malattie con batteri multiresistenti

Tutti questi scenari possono portare solo migliorie nella vita del cittadino grazie al supporto dell’information technology.

Riportiamo di seguito l’interessante video sul progetto Risvo-open-data-rischio-infettivo pubblicato dall’associazione onData.

Per altri articoli sul mondo dello sviluppo web e mobile potete visionare l’apposita sezione del blog QUI.

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